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Ha scritto di Barbara Mencarelli Duccio Travaglia
Che la natura sia una lirica indecifrabile, come dice Montaigne magari con un certo sussulto metafisico non da lui, puo' anche essere un dato valido per una coscienza estenuata ma non deve assolutamente risultare un postulato da registrare nel bilancio espressivo dell'arte. La suggestione naturalistica quando diviene poesia e meditazione e quindi indugio, consolazione, mai mistero inteso almeno come culto dell'inconoscibile. La pittura ha in questo un suo preciso spazio narrativo che lontano da orfiche tentazioni riesce comunque a offrire la vaghezza delle cose senza liturgie particolari. E puo' essere chiaro tutto cio' osservando la pittura di Barbara Mencarelli, giovane artista perugina che nel suo delizioso eremo di Mandoleto sa cogliere sussurri e mormorazioni di una natura da lei decifrata con la grazia di chi ascolta e riceve senza la mediazione insidiosa della banalita'. Perche' nei suoi paesaggi le cose assumono un chiarore definitivo che le traduce in certezza originaria, in evocazione, in sensazione e in un gioco di figurazioni ricco di colore, di ritmi, di orizzonti. Barbara slega ogni possibilita' descrittiva dai significati per abbandonarsi in una magica illuminazione espressiva che decide compiutamente l'immagine. Da qui una sorta di violenza che qualche volta sfiora la durezza ma che e' piuttosto il segno di una volonta' che non cerca atmosfere ma preferisce le proprie persuasioni liriche nella traduzione cromatica con qualche ammiccamento fauve e non senza una geniale disponibilita' formale. Il suo colore e' infatti sempre coerente di toni e di timbri, mai soffice nella deposizione ne' calcolato sulla simmetria del discorso; ne deriva un esito affascinante di emozioni che colpiscono come una frustata e proprio per questa mancanza di effetti e di solennita'. Ne' si cerchi dialetticamente uno stato d'animo in questa pittura qualche volta impietosa ma cosi' franca di voci, l'artista non chiede assoluzioni ne' propone contemplazioni, la natura che racconta e' antimisterica per dono d'istinto e quella magia di cui si e' detto appare piu' nelle sue profondita' e nella quasi sensualita' dei motivi che nel rigore stilistico che li rappresenta, nel presentimento della verita' piu' che nelle impressioni della certezza. Del resto lo si puo' scorgere, questo temperamento direi logico seppur tanto intriso di poesia, nei pochi ritratti presentati. Anche qui' c'e' una forza al di dentro che anima ogni muscolo e ogni sensazione con una tensione senza trasalimenti. Ma quanta grandezza nei volti! Quasi proposti in un'allegorica galleria di testimonianze verificata da un gusto quasi classico per l'ldea che va oltre l'imitazione. Ed in questi ritratti c'e' proprio la ricerca di qualcosa di diverso dall'illustrativo che supera ogni suggestione formale e sintattica. Certamente non mancano in Barbara momenti di sosta, quando magari ci da certe campagne troppo appesantite fino alla staticita' complice l'arrendevolezza verso la pura visivita' ma sono irregolarita' che hanno un loro valore contrappuntistico per una scrittura autentica che coglie le cose nel loro definirsi, le compie senza riti e le accende sotto cieli cupi e ossessivi dove ombra e lontananze, silenzi e immagini aprono ad un sogno senza riverbero dove la natura appare come la esige il poeta: assoluta e triste.
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